Il mio bucchero Etrusco

Nel nero profondo della materia, nella sua densità quasi minerale, sopravvive qualcosa di arcaico: una relazione primaria tra terra e fuoco, tra gesto e trasformazione. È da questa tensione che prende forma una ricerca che non guarda al passato per ricostruirlo, ma per interrogare ciò che, ancora oggi, può essere contenuto in una forma.

Le opere nascono da un processo essenziale, nel quale la materia conserva le tracce della mano. Le incisioni, le asperità, le imperfezioni e le variazioni della superficie non sono elementi decorativi, ma segni di un attraversamento. La forma non viene semplicemente modellata: viene costruita attraverso una successione di gesti, pressioni, sottrazioni e attese, fino a raggiungere una condizione di equilibrio.

Poi interviene il fuoco. È nel passaggio attraverso la cottura che la materia acquisisce la propria identità definitiva. Il nero del bucchero non si sovrappone alla terra, ma emerge da essa. La superficie diventa così testimonianza di una trasformazione, luogo nel quale il tempo del fare e quello del fuoco coincidono.

Ogni vaso si presenta come un corpo autonomo, sospeso tra archeologia e contemporaneità. Non un recipiente nel senso funzionale del termine, ma una presenza: una forma che occupa lo spazio, ne assorbe la luce e restituisce una percezione quasi tattile del silenzio.

In questa ricerca la ceramica diventa un linguaggio primario. La forma si riduce all’essenziale, la materia acquista centralità e il nero diventa spazio percettivo. Il vaso non racconta soltanto ciò che è stato fatto. Rende visibile ciò che la materia ha attraversato.

Ciascuna creazione viene cotta presso TATTO ceramica, progetto dell’associazione del Terzo Settore “Dimensione Volontario” impegnata nel sociale e nel volontariato. Un incontro tra tradizione, contemporaneità e valore sociale, che dona a ogni pezzo un significato autentico.

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bucchero etrusco

“L’artista etrusco, a differenza dell’artista greco, non ha mai avuto la preoccupazione di creare un archetipo di bellezza. Tende, prima di tutto, all’espressione. Cerca il carattere piuttosto che la bellezza, l’insieme espressivo piuttosto che la perfezione dei dettagli”

Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900 - 1975)